Mag 282012
 

A volte abbiamo vicino a noi delle incredibili realtà e nemmeno lo sappiamo perché poco pubblicizzate e non sponsorizzate o semplicemente perché le cerchiamo lontano. L’altro giorno, mi sono imbattuto in un articolo su internet che ha attirato la mia attenzione perché parlava di tecnologia e Catania. Ho scoperto con mio stupore che nella nostra città, si tiene annualmente e quest’anno cadeva tra il 25 e il 27 maggio, un evento denominato “Start Up Weekend Catania” che riunisce al Beasy Bureau sviluppatori, designer, esperti di business e investitori.

Tra i progetti e le invenzioni presentate all’evento la più importante è sicuramente quella di tre giovani ricercatori catanesi, Giuseppe Suriani, Salvatore Bagiante e Michele Corselli, che stanno registrando un brevetto innovativo per la realizzazione di una pellicola, applicabile anche ai vestiti che, funge da caricatore per devices elettronici. Si tratta di un caricatore solare dello spessore di un foglio utile a ricaricare, in qualunque luogo, dispositivi quali smartphone, tablet  e lettori mp3. Il progetto, diffuso dai tre in versione preliminare, prende il nome di SOLAR WRITING e si tratta di sottilissime celle fotovoltaiche, flessibili e leggere che si ricaricano di energia semplicemente con l’esposizione al sole. Questa pellicola, si può sovrapporre quasi come un adesivo ai tessuti di qualunque capo di abbigliamento, oltre che a zaini e cartelle. L’obiettivo, come descritto dagli stessi autori, è rendersi energeticamente indipendenti da fili, prese, e caricabatterie ingombranti e pesanti. Adesivi low cost che ricaricano il telefonino all’infinito, tutte le volte che si vuole, avendo bisogno soltanto di una buona giornata limpida. “Solar Writing – aggiungono i tre inventori catanesi – ha bisogno solo di qualche ora di carica alla luce del sole, e per l’Mp3 appena di un’ora e mezza. Il design è una delle caratteristiche che stiamo sviluppando, perchè di solito tecnologia e moda si sposano difficilmente e invece noi vogliamo dare molta attenzione alla forma”.


Giuseppe e Michele sono ingegneri microelettronici, Salvatore un fisico esperto nella scienza dei materiali. Insieme hanno fondato una start-up, la “eRALOS3”, che ha vinto riconoscimenti internazionali come “Mind the Bridge Business Plan Competition”, e il primo premio “Wind Business Factor”.

Auguriamo anche noi di educazionetecnica.com tanta fortuna a questi giovani ragazzi che nonostante il periodo hanno comunque deciso di investire e lavorare in Italia e soprattutto al sud. Questo conferma che se si hanno delle buone idee, queste sono valide in ogni parte del mondo.

Mag 262012
 

Articolo scritto da: Emanuela Amico, Nicoletta Raciti, Marta Strano e Manuela D’Agostino della classe terza H/2011.

Prefazione a cura del prof. Betto

L’energia è il programma di tecnologia per le classi terze e i ragazzi si trovano ad affrontare questo difficile ma interessantissimo percorso di apprendimento. Durante il corso dell’anno si passano in rassegna molte fonti energetiche sia rinnovabili che non, ma alcune, anche interessanti e di recente sviluppo, rimangono fuori dalla programmazione curriculare per una questione di tempo. Occasione, questa, per proporre loro degli approfondimenti da realizzare con lo strumento digitale e attraverso la ricerca su internet. Energia dall’idrogeno, dagli oceani, dalle biomasse sono stati alcuni dei suggerimenti e i ragazzi si sono prontamente confrontati con questi argomenti. Oggi vi propongo un articolo scritto a quattro mani da Emanuela, Nicoletta, Marta e Manuela sulle forme di energia ottenute sfruttando le enormi masse d’acqua degli oceani. Come ogni volta vi auguro una buona lettura soprattutto per incoraggiare nella ricerca e nella scoperta i nostri giovani ragazzi.


L’esaurimento delle riserve di combustibile fossile unito ad un sempre crescente interesse per la salvaguardia dell’ambiente, ha fatto sì che negli ultimi trenta anni crescesse l’interesse verso nuove fonti di energia alternative, ecocompatibili e rinnovabili. Queste nuove fonti di energia, sebbene ancora oggi non siano in grado di sostituire quelle tradizionali, rappresentano un valido supporto ad esse.

Tra queste fonti trova posto l’oceano, che racchiude grandi quantità di energia sia meccanica, dovuta alle correnti marine, alle maree e alle onde sia termica, proveniente dal calore del sole.
L’energia di maree e correnti può essere convertita in energia elettrica da uno sbarramento che spinge l’acqua attraverso delle turbine attivando un generatore, oppure solamente da una o più turbine poste sotto la superficie del mare.

È possibile convertire almeno cinque tipi di energia presenti nel mare:

  • delle correnti;
  • delle onde;
  • delle maree;
  • del gradiente salino (osmotica);
  • del gradiente termico (talassotermica).

ENERGIA DALLE CORRENTI MARINE

Le correnti possono essere paragonate ad immensi fiumi che scorrono in seno all’oceano per centinaia, e a volte migliaia, di chilometri. Sia che siano profonde sia che siano superficiali, le correnti sono generate da diversi fattori; primo fra questi è la tendenza delle acque a ristabilire l’equilibrio idrostatico turbato dalla diversità di riscaldamento solare alle varie latitudini, che ne modifica la temperatura, la salinità e quindi la densità. Altro fattore primario per l’azione di trascinamento, è la rotazione della Terra. Fattori ausiliari al moto delle correnti marine sono le differenze della pressione atmosferica e, negli stretti che mettono in comunicazione oceani o mari aperti con mari interni, le differenze di densità delle acque e i flussi delle maree. In base a questi fattori determinanti, le correnti marine possono essere classificate:

  • in base alle cause che le creano (correnti di gradiente, di deriva, tidali e correnti geostrofiche);
  • in relazione alla temperatura dell’acqua che si sposta confrontata con la temperatura dell’ acqua che la circonda (correnti calde o fredde);
  • in relazione alla profondità ove si verificano (superficiali se interessano lo strato d’acqua dalla superficie ai 200 metri; interne se interessano lo strato d’acqua al di sotto dei 200 metri; di fondo se interessano lo strato d’acqua vicino al fondale marino).

Principali correnti oceaniche

Il fenomeno è presente in bacini marini e oceanici e in bacini lacustri di grande estensione (come ad esempio i grandi laghi del rift africano). In tali contesti, su coste basse e debolmente inclinate, le correnti di marea possono raggiungere velocità e forza notevole (fino ad alcuni metri al secondo). L’energia solare assorbita riscalda la superficie del mare, creando una differenza di temperatura fra le acque superficiali, che possono raggiungere i 25°-28°C e quelle situate per esempio a una profondità di 600 m che non superano i 6°-7°C. Attualmente esiste solo un impianto per lo sfruttamento delle maree in Francia, mentre sono in corso esperimenti per lo sfruttamento del potenziale energetico delle onde nel Regno Unito, in Norvegia e in Giappone. Le correnti marine si comportano come delle correnti aeree e come nelle centrali eoliche, può essere sfruttata l’enorme energia cinetica che queste masse d’acqua spostano nel loro perenne cammino. Generatori ad asse orizzontale o verticale sono in fase di studio o di sperimentazione; nel Mediterraneo il sito di maggior interesse è lo Stretto di Messina, dove generatori che sfruttano la rotazione delle pale e la rivoluzione intorno al proprio asse, riescono a produrre una grande quantità di energia.

ENERGIA DALLE ONDE MARINE

Le onde sono create quando il vento soffia sull’acqua. Nell’oceano il vento è molto potente e agisce su centinaia di chilometri di acqua. Questo significa che molta energia è trasferita dall’aria all’acqua.

La strada di sfruttare il moto delle onde del mare per ottenere energia elettrica, nonostante i problemi, non smette di solleticare la fantasia degli ingegneri. Ci sono allo studio ipotesi per concentrare e focalizzare le onde in modo da aumentarne l’altezza e il potenziale di conversione in energia elettrica. Altre ipotesi prevedono invece di utilizzare le variazioni di pressione che sì riscontrano al di sotto della superficie del mare, altre di utilizzare dei galleggianti che “copiano” il moto ondoso trasferendolo a dei generatori per mezzo di pistoni idraulici.

Progetto PELAMIS

Un progetto di una nuova tecnologia che, sfruttando l’energia prodotta dalle onde di superficie degli oceani, permette di produrre elettricità è il Progetto Pelamis, il cui nome deriva da un serpente marino. Pelamis è un sistema basato su una struttura semisommersa che, grazie al movimento dettato dalle onde agisce su dei pistoni idraulici accoppiati a dei generatori in grado di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica. Il primo prototipo è stato installato al centro europeo per l’energia marina delle Isole Orcadi, in Scozia. È stato ufficialmente aperto il 28 settembre 2007. In genere la singola struttura è composta da 5 elementi congiunti, ha un diametro di 3,5m, una lunghezza di 150m e una potenza di 750 kW. I materiali devono essere resistenti all’azione corrosiva dell’acqua di mare e sono previsti accessi alla struttura per eventuali interventi di manutenzione e/o riparazione.

ENERGIA DALLE MAREE

La marea è il ritmico alzarsi (flusso) ed abbassarsi (riflusso) del livello del mare provocato dall’azione gravitazionale della Luna e del Sole. Oltre alla forza di gravitazione universale in questo fenomeno entra in gioco anche un’altra forza, quella centrifuga.

Schema dell’influsso del Sole e della Luna sulle maree

Come detto sopra, la marea è un movimento periodico giornaliero. Esso è dovuto a vari fattori:

  • le acque tendono a ristabilire l’equilibrio idrostatico turbato dalla diversità di riscaldamento solare alle diverse latitudini, che ne modifica ovviamente la temperatura, ma anche la salinità e quindi la densità;
  • la rotazione terrestre determina i sensi di circolazione simmetrica delle masse acquee;

Oggi esistono diversi progetti di sfruttamento delle maree:

  • sollevamento di un peso in contrapposizione alla forza di gravità;
  • compressione dell’aria in opportuni cassoni e movimentazione di turbine in seguito alla sua espansione;
  • movimento di ruote a pale;
  • riempimento di bacini e successivo svuotamento con passaggio in turbine.

La tecnica energetica sfrutta il dislivello tra l’alta marea e la bassa marea: la cosiddetta ampiezza di marea. Un presupposto importante è ovviamente un’ampiezza di marea sufficiente. Nei siti dove quest’ampiezza lo è, si possono realizzare le centrali di marea costiere, ossia grandi dighe di sbarramento sulla costa. Queste presentano però un grande limite dovuto all’erosione che esercitano sulle coste e nell’abbondante sedimentazione all’interno del bacino. Per questi motivi si sta pensando a degli impianti offshore con opportune griglie di sbarramento e data la non elevata velocità delle turbine si può anche garantire la salvaguardia della flora e della fauna marina.

ENERGIA DAL GRADIENTE SALINO (OSMOTICA)

Osmosi (schema)

Il fenomeno fisico dell’osmosi fu notato per caso la prima volta nel 1784 quando il sacerdote e fisico francese Jean-Antoine Nollet mise una vescica di maiale riempita di vino in un barile d’acqua. L’effetto fu che la vescica si gonfiò fino a scoppiare.

Negli anni Cinquanta c’è stato un crescente interesse per la produzione di acqua potabile da acqua di mare. Un passo avanti è stato compiuto dagli americani Sidney e Loeb producendo una membrana semipermeabile utile allo scopo. La produzione di acqua dolce per osmosi inversa è oggi una tecnologia consolidata ed utilizzata soprattutto in Medio Oriente.

In natura questo fenomeno si verifica quando i fiumi contenenti acqua dolce scaricano in mare che è invece costituito da acqua salata. Il principio dell’osmosi non è semplice da comprendere, ma basti pensare che per realizzare acqua dolce dall’acqua salata del mare occorre l’uso di una grande quantità di energia. Al contrario, per ottenere acqua salata da quella dolce, si libera energia. Quindi, si immagini quanta energia viene liberata nel momento in cui l’acqua dolce dei fiumi entra in contatto con quella salata del mare. Teoricamente ci sono diversi modi per convertire l’energia dissipata quando l’acqua dolce si miscela all’acqua di mare in energia da utilizzare. Le tecniche più interessanti sono:

  • ritardo-pressione per osmosi (pressure-retarded osmosis, PRO);
  • elettrodialisi inversa (reverse electrodialysis, RED).

ENERGIA DAL GRADIENTE TERMICO (TALASSOTERMICA)

Sistema a gradiente termico

Sfrutta le differenze di temperatura tra la superficie marina (generalmente più calda) e le profondità oceaniche (nell’ordine delle centinaia di metri). Spesso viene anche indicata come OTEC, acronimo inglese per Ocean Thermal Energy Conversion.

Sono due, i metodi con i quali si può ottenere energia dal gradiente salino:

  • dialisi elettroinversiva (osmosi);
  • Pressure Retarded Osmosis (PRO).

Entrambe queste tecnologie si basano sull’osmosi ottenuta con membrane a ioni specifici. Un tempo il costo della membrana poteva diventare un ostacolo allo sviluppo di questa tecnologia; oggi, invece, è disponibile una nuova membrana in polietilene modificata elettricamente, poco costosa ideale per un potenziale uso commerciale. In Olanda, dal 2005 è attivo un primo impianto sperimentale da 50 Kw.

 

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Mag 242012
 

“Smart” in inglese significa “astuto, furbo” e quindi i nostri cellulari, i cosiddetti smartphone, si chiamano così perché dovrebbero essere astuti, nel senso di essere in grado di rispondere in maniera intelligente alle esigenze degli utenti. Ma secondo INTEL, questa intelligenza è ancora poco “furba”, per cui sta studiando il modo di inserire nuove tecnologie in grado di renderli più intelligenti, in grado di analizzare il comportamento umano e conformarsi allo stile di vita del proprietario. Intel sta lavorando su una ricerca che ha come soggetto una nuova tecnologia capace di imitare il cervello umano e sta studiando lo sviluppo di dispositivi che siano in grado di apprendere dai propri utenti. L’obiettivo è superare i limiti degli attuali devices, che pur definiti intelligenti, non sanno nulla più del proprio utilizzatore e non imparano nulla da questo. Justin Rattner, chief technology officer di Intel afferma infatti che “Le macchine che apprendono offrono grandi opportunità”, e che queste presto diventeranno l’obiettivo di molte aziende tecnologiche.

La ricerca, è stata avviata dall’Intel Collaborative Research Institute of Computational Intelligence in collaborazione con la Technion, istituto tecnologico situato nella città di Haifa (Israele) e dell’Università Ebraica di Gerusalemme, e ha come traguardo la realizzazione di applicazioni indossabili in grado di migliorare la qualità della vita. E Rattner traccia pure un percorso possibile di sviluppo e commercializzazione di prodotti del genere. per il C.T.O. di Intel, questi dispositivi potrebbero essere disponibili già nel 2014 o 2015. Moody Eden, presidente di Intel Israele, si spinge oltre, affermando che “Entro cinque anni organi di senso saranno integrati nei computer e in dieci avremo più transistor in un chip che neuroni nel cervello umano”.

Ancora una volta la tecnologia potrebbe stupirci. Noi di educazionetecnica.com saremo qui ad osservare e registrare i prodigi che il  progresso potrà portarci.

Mag 192012
 

Poco tempo fa mi è capitato di ascoltare un interessantissimo servizio in televisione che parlava di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Direte voi che affinità c’è tra un sito che parla di tecnologia come il nostro e una terribile malattia come la SLA. La sintesi è proprio il PROGETTO BRINDISYS. Questo, è un progetto finanziato dall’Agenzia di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (ARiSLA) della durata di tre anni il cui scopo è valutare i benefici di un dispositivo di comunicazione basato su una tecnologia chiamata BCI (acronimo che si legge Brain Computer Interface; è un mezzo di comunicazione diretto tra il cervello e un dispositivo esterno quale ad esempio un computer) ossia come è possibile interfacciare il cervello umano ad un computer, al fine di  supportare l’autonomia di chi è affetto da questa malattia.

[ La sclerosi laterale amiotrofica è una gravissima patologia degenerativa che colpisce un gruppo specifico di cellule del midollo spinale, i motoneuroni. Queste cellule nervose svolgono la funzione fondamentale di trasmettere ai muscoli i comandi per il movimento. La scomparsa dei motoneuroni causa una progressiva atrofia muscolare: i muscoli volontari non ricevono più i comandi provenienti del cervello e, nel tempo, si atrofizzano, portando a una paralisi progressiva dei quattro arti e dei muscoli deputati alla deglutizione e alla parola. ].

Il progetto Brindisys, è nato con lo scopo di aiutare le persone affette da questa malattia, le quali perdono progressivamente le loro funzioni motorie, costringendole ad uno stato di completa dipendenza da un caregiver.

[ Caregiver, è un termine inglese che indica coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un’altra persona. I caregiver possono essere familiari, amici o persone con ruoli diversi a seconda delle necessità dell’assistito. ].

La dipendenza sempre più spinta da un’altra persona, comporta come conseguenza primaria, l’isolamento sociale, l’allontanamento progressivo dalle comuni attività che una normale motorietà consente. Brindisys, non si vuole sostituire al caregiver, ma sfruttare al massimo le capacità residue della persona al fine di evitare questo lento ma inevitabile isolamento. Attraverso Brindisys, anche in assenza delle funzioni muscolari, dovrebbe essere possibile garantire all’utente alcune funzionalità di comunicazione attraverso l’utilizzo della tecnologia delle BCI. Infatti, questi sistemi sono in grado di individuare la modulazione dell’attività cerebrale volontaria dell’individuo attraverso l’analisi del suo elettroencefalogramma (EEG) e di convertire questi segnali in semplici comandi.

Oggi, nonostante il grande sviluppo delle tecnologie BCI, che vede coinvolto un grande numero di laboratori nel mondo, risulta ancora lontano dall’utilizzatore finale, ossia il paziente, a causa del fatto che la ricerca è ancora confinata a ll’interno dei laboratori e perché per il loro utilizzo, tale sistema richiede personale altamente specializzato e disponibilità di computer e sistemi di acquisizione EEG a portata di mano. E proprio per questo motivo nasce il progetto Brindisys, proprio per realizzare un semplice ma affidabile dispositivo BCI, completo di strumento di comunicazione di base inserito in un proprio hardware dedicato ed in cui le operazioni di calibrazione e regolazione siano quanto più possibile automatizzate. Questo al fine di superare i limiti della ricerca e dell’applicazione delle tecnologie BCI. Rendere il sistema indipendente dal personal computer, e dall’azione di staff specializzato per il suo impiego. Questo comporterà enormi vantaggi soprattutto in termini economici e di utilizzo. Il progetto prevede, inoltre, il coinvolgimento dei malati sin dalle prime fasi di progettazione e sviluppo al fine di realizzare un dispositivo che risponda quanto più possibile alle loro necessità.

Questo progetto, gestito da un consorzio multidisciplinare, sta sviluppando hardware dedicato e studiando nuovi algoritmi per la realizzazione di questo dispositivo BCI, inoltre verrà portata avanti una sperimentazione clinica per valutare l’impatto sulla qualità della vita degli utenti finali. Vedremo se in questo caso la tecnologia sarà veramente in grado di migliorare la vita alle persone affette da questa malattia.

 

Mag 152012
 

Titolo: PROGETTO TECNOLOGIA

Volume: unico

AutoriAlberto Douglas Scotti, Marta Opera

Casa Editrice: Le Monnier Scuola

Descrizione: Il volume di Tecnologia, dedicato ai materiali e alle tecnologie, si struttura in 5 Unità:

  1. Materiali;
  2. Prodotti agricoli e zootecnici;
  3. Città e ambiente;
  4. Energia;
  5. Mass Media;

a loro volta divise in Temi. Ogni Tema propone un’ampia sezione iniziale di profilo teorico, ricca di informazioni ma anche di numerosissimi esempi illustrati, grafici, schemi.

Ai vari Temi è associata una ampia gamma di rubriche:

  1. Visite guidate (luoghi significativi del mondo del lavoro);
  2. Ieri e oggi (la storia delle lavorazioni);
  3. Sperimentiamo (laboratori che offrono una conferma sperimentale alle nozioni apprese nella teoria);
  4. Atlante (geografia delle risorse).

Il volume di Disegno si suddivide in due sezioni, dedicate rispettivamente al disegno geometrico e alla rappresentazione grafica, con un approccio fortemente operativo. Il volume è del tutto rinnovato e potenziato: più pagine, più esercizi, più immagini e una maggiore qualità tecnicografica delle realizzazioni.
Ogni capitolo, dedicato alle diverse costruzioni geometriche, è strutturato in: profilo teorico; dettagliate istruzioni per la realizzazione pratica; guida passo passo per “fare”, con tanti spunti operativi per “allenarsi”; Il mio progetto (rubriche che guidano alla realizzazione pratica di un progetto, sottolineandone gli aspetti tecnologici); immagini dal vero che spingono a riconoscere nella realtà aspetti affrontati in forma teorica. Le Unità si chiudono con le verifiche.

Al volume di Disegno è affiancato un raccoglitore di schede operative in cartoncino che propongono la realizzazione di disegni ed esercitazioni, sempre collegati, anche da rimandi grafici, al relativo argomento trattato nel volume.
Un fascicolo allegato, inoltre, contiene aggiornamenti sui temi più attuali legati a energia, ambiente e sostenibilità.

Il me-book per lo studente è la versione digitale interattiva e personalizzabile del libro, con integrati i ricchissimi materiali multimediali del corso:

  1. Anteprime (animazioni che introducono gli argomenti affrontati in ogni sezione);
  2. Esplora (approfondimenti illustrati interattivi e visite guidate alle attività produttive);
  3. Carte tematiche animate, che permettono di capiremeglio e approfondire i fenomeni trattati;
  4. Ora prova tu e Costruisci, che guidano nelle attivià pratiche;
  5. Test autocorrettivi per il consolidamento degli argomenti di ogni unità e di ogni sezione.

Il me-book per il docente, oltre ai numerosi oggetti multimediali del corso,contiene materiale specifico, come filmati e approfondimenti, verifiche personalizzabili, classe virtuale e programmazione.


Configurazione del LibroPROGETTO TECNOLOGIA + LEMMARIO

Codice ISBN: 9788800210966


Configurazione del Libro per la Classe 2.0PROGETTO DIGIT TECNOLOGIA + LEMMARIO + DISEGNO + LA SOSTENIBILITÀ + CD-ROM ME-BOOK

Codice ISBN: 9788800215039

Links

Mag 142012
 

Articolo scritto da Edoardo Citelli della classe prima D.

Prefazione a cura del prof. Betto

Ispirato probabilmente dall’argomento trattato in classe, Edoardo, un altro studente della Dante Alighieri di Catania, ci propone oggi un articolo su un materiale antico ma sempre attuale, la lana. Un tessuto ricco di storia, legato ad un artigianato che affonda le sue radici nel profondo passato dell’uomo, tessuto che ha saputo rinnovarsi e resistere alla concorrenza di quelli sintetici. Un interessante percorso dietro la storia e l’evoluzione di questo prodotto, raccontato con passione e spontaneità da quest’alunno di prima media. Vi invito, quindi, alla lettura di un altro momento di apprendimento dei vostri ragazzi raccontato sulle nostre pagine.

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La lana è conosciuta fin dal tempo dei babilonesi ma è stata prodotta industrialmente a partire dal XVII secolo a.C. La lana è una fibra tessile naturale che si ottiene dal vello di ovini (pecore e di alcuni tipi di capre), conigli, cammelli e dromedari, ma anche dalla vigogna dall’alpaca e da alcuni tipi di lama. Essa è inoltre un filato.

Approfondimento: il filato è l’insieme di fibre tenute assieme da una torsione a formare un filo. La torsione può essere destra (indicata con la lettera Z) oppure sinistra (indicata con la lettera S).

Questo tessuto si ottiene attraverso l’operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che per le pecore avviene in primavera, seguita da altre lavorazioni. La lana che si viene ad ottenere viene definita lana vergine. La fibra con cui si ottiene la lana, ha una lunghezza compresa tra i 2 e i 40 cm ed rivestita esternamente di squame chiamate cuticole, il cui corpo centrale, detto canale midollare, ha uno spessore che può variare da 20 a 70 micron.

Approfondimento: la cuticola è uno strato di materiale composto da cere e da cutina posto esclusivamente sulla parte esterna delle cellule dell’epidermide ed ha una funzione protettiva. Conferisce impermeabilità all’acqua e ai gas atmosferici.

PROPRIETA’ E CARATTERISTICHE

Fibra di lana al microscopio

La lana è conosciuta per la sua morbidezza, elasticità, igroscopicità e coibenza termica. Ma vediamo in dettaglio quali sono le sue caratteristiche principali:

Igroscopicità: ossia la capacità di assorbire e trattenere le molecole di acqua dell’esterno (umidità) fino al 30% del suo peso senza dare la sensazione di bagnato;
Flessibilità: elasticità naturale che le permette di essere sottoposta a forti allungamenti e torsioni e di recuperare totalmente la sua forma originale, rendendola per questo ingualcibile;
Antistaticità: ha una scarsa capacità di caricarsi di elettricità statica, quindi offre il vantaggio di non attirare ed incamerare la polvere;
Isolamento termico: è un ottimo isolante termico, sia contro il freddo che contro il caldo, essendo composta dalla cheratina, una sostanza simile a quella dei capelli, la lana ha una altissima proprietà isolante, grazie al cuscinetto d’aria formato dalle ondulazioni delle sue fibre.

La lana, inoltre, è una fibra che si tinge con molta facilità. Questo è dato dal fatto che essa, si comporta come un materiale basico in presenza di coloranti acidi, mentre si comporta come un acido in presenza di coloranti basici (materiale detto anfòtero). Per la sua origine, la lana è usata tipicamente per il vestiario, ma ha soprattutto sbocchi sul mercato dei tessuti per arredamento e per le imbottiture (cuscini e materassi). Non ha, però, impieghi nei tessuti tecnici ed industriali. E’ comune, ritrovare la lana, unita ad altri tipi di fibre. La si può trovare con la seta, per capi di pregiata fattura, con cotone e lino, per la produzione di maglieria intima; con il poliestere, per indumenti estivi, con fibre acriliche per produrre filati di maglieria.

ANIMALI DA CUI SI RICAVA LA LANA

Abbiamo detto che la lana è un tessuto di origine naturale animale. Il vello utilizzato per la sua filatura, è tratto da una varietà enorme di mammiferi, legati ovviamente alla distribuzione geografica sul globo di questi. Per cui, volendo classificare questi animali, la via più semplice e quella della razza; avremo così: pecore (Merino, Dorset e Suffolk), capre (d’Angora e Cashmere), conigli (d’Angora), cammelli, dromedari, lama, alpacavigogne.

LAVORAZIONE DELLA LANA
 Ottenere il filato che conosciamo, è frutto di una lunga lavorazione che oggi avviene attraverso moderni stabilimenti oppure ancora con i vecchi metodi classici. Vediamo quali sono queste fasi e come si realizza il filato.

Tosatura

TOSATURA – La prima operazione da compiere è la tosatura. La pecora viene privata del vello che viene tagliato con uno speciale rasoio o delle grandi forbici. Così si ottiene la lana sucida o greggia.

PURIFICA – Il vello viene sottoposto alla battitura che elimina le impurità e alla carbonizzazione che elimina i residui vegetali.

LAVAGGIO E ENSIMAGGIO – La lana viene aperta, lavata e mescolata fino a eliminare tutto lo sporco (sono previste anche le lavorazioni per ricavare la lanolina che è utilizzata in campo cosmetico e farmaceutico). Il vello viene poi lavato con saponi alcalini, centrifugato, essiccato e lubrificato.

Cardatura a mano

Cardatura a macchina

CARDATURA – La cardatrice composta da un tamburo dentato che gira nel senso contrario di un cilindro dentato, liscia e rende parallele le fibre che formano un nastro cardato chiamato stoppino.

PETTINATURA – Gli stoppini ottenuti vengono divisi in gruppi da 6-8 e per un risultato di maggiore qualità vengono sottoposti alla pettinatura che rende più omogenee le fibre. Gli stoppini vengono poi divisi in nastri più grandi.

Filatura

FILATURA – La filatrice stira e allunga i nastri e li avvolge su se stessi formando i fusi.

Tutto questo avviene oggi in grandi stabilimenti, dove giganteschi macchinari eseguono automaticamente il lavoro che prima alcune filatrici realizzavano lentamente per periodi lunghissimi. Ma qual’è la differenza con le tecniche utilizzate da queste incredibili artigiane? Scopriamone le principali fasi.

TOSATURA – Le pecore venivano tosate con grosse forbici.

ARCHETTATURA – Le fibre venivano separate con la vibrazione di un arco.

FILATURA – Le fibre venivano allungate e attorcigliate su un fuso.

TESSITURA – Un telaio incrociava le fibre e formava il tessuto.

FOLLATURA – Il tessuto veniva immerso nell’ acqua e compresso.

CIMATURA – La stoffa veniva rasata per togliere le fibre superflue.

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Mag 102012
 

I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology a Cambridge negli Stati Uniti), hanno sviluppato un nuovo tipo di vetro caratterizzato da una superficie nanotextured capace di essere anti-appannamento, anti-riflesso e autopulente.

Immagine al microscopio

Questo prodigio si basa su un nuovo modello di fabbricazione; in pratica, la superficie del vetro è realizzata sovrapponendo diversi strati sottili, compreso uno strato di photoresist (usato in elettronica e nel campo delle nanotecnologie per la produzione di microchip) che viene inciso con un reticolo illuminato; le incisioni successive producono le forme coniche. Questo tipo di vetro è stato realizzato con una tessitura superficiale in grado di eliminare qualunque tipo di riflesso sulla sua superficie con il risultato che le gocce d’acqua rimbalzano, come piccole palle di gomma. La speranza dei ricercato, ora, è quella di riuscire a realizzare un processo produttivo a basso costo al fine di poterlo utilizzare nei prossimi dispositivi digitali, quali smartphone, televisori, dispositivi ottici, pannelli solari, vetri di automobili e anche come vetri per gli edifici.

Come le nanostrutture eliminano la riflessione della luce

Questa immagine mostra come le nanotexture eliminano i riflessi di luce. A sinistra un raggio di luce viene parzialmente riflesso da un  vetro normale (circa il 6 % della luce viene riflessa). A destra, si vede come un raggio di luce interagisce con una superficie di vetro nanotextured. Ad ogni riflessione del raggio tra le nanotexture si riduce l’intensità del raggio riflesso di circa il 6%; per cui, ogni rimbalzo vedrà ridotta drasticamente la quantità di luce riflessa. Il risultato è che la luce praticamente non viene riflessa dalle nanotexture.

Come le nanostrutture eliminano la gocce d’acqua

La figura a sinistra mostra come una goccia d’acqua si diffonda su una superficie di vetro normale. Quella a destra, invece, mostra come quando una goccia d’acqua colpisce i coni delle nanotextures, solo una minima parte del vetro viene ricoperta dall’acqua. Le nanotextures, riducono la diffusione superficiale dell’acqua di circa dieci volte. La goccia diventa sferica e viene respinta dalla superficie. Dal contatto con la superficie, l’acqua raccoglie anche la polvere sospesa in prossimità o sopra le parti superiori dei coni perché non può penetrare gli spazi molto piccoli che separano i coni uno dall’altro.

Pare che uno dei produttori interessati al progetto del MIT, sia proprio la Apple Computer, la quale potrebbe utilizzarlo nell’iPad, nell’iPhone e nell’iPod Touch, tutti dispositivi touch-screen. L’idea è quella di realizzare dispositivi che non solo annullano i riflessi rendendo perfetta la visone delle immagini in qualunque condizione di luce, ma anche di resistere alla contaminazione del sudore. Da tempo, infatti, si vocifera che Apple si appresti a lanciare un iMac di nuova generazione con display anti-riflesso.

Apple iMAC

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Mag 072012
 

Grandi novità nel campo delle memorie all’Università Johns Hopkins di Baltimora, i ricercatori sono riusciti a cambiare le proprietà di elementi utilizzati nelle memorie a cambiamento di fase. Questa innovazione potrebbe portare in breve tempo ad un sistema per la creazione di supporti più rapidi, più capienti e più risparmiosi.

APPROFONDIMENTO – Le memorie a cambiamento di fase sono memorie a stato solido, il cui materiale standard è una lega di Germanio (Ge), Antimonio (Sb) e Tellurio (Te) chiamata GST. Questa lega, ha la proprietà di cambiare fase (cristallina o amorfa) in modo reversibile e controllato per mezzo di una corrente che la attraversa; il passaggio di questa corrente, riscalda il GST inducendo il cambiamento di fase.

Questa tecnologia è già vecchia di trent’anni, ma grazie alle scoperte dei ricercatori della Johns Hopkins, potrebbe conoscere una nuova giovinezza e espansioni impensabili fino a qualche tempo fa. La possibilità di controllare sulla materia questi cambiamenti di fase, già sperimentati su supporti ottici quali CD e DVD riscrivibili, può consentire di ottenere supporti ad alta densità capaci di memorizzare molti più dati, in maniera decisamente più rapida e duratura di quelli attuali. Anche queste memorie sono soggette a usura, ma possono sopportare fino 10 milioni di cicli di scrittura contro i 100.000 degli attuali sistemi di memorizzazione flash. Tra i big impegnati in questo settore IBM e Intel.

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Mag 012012
 
La forza di un popolo si vede dalla capacità di rialzarsi dopo una grande sconfitta, e gli Stati Uniti sono proprio l’emblema di questa rinascita. Distrutti dalla più grave sciagura di tutti i tempi, questo popolo e questa città hanno saputo rialzarsi e reagire a ciò che li ha travolti. A quasi undici anni da quel giorno, un nuovo emblema tecnologico svetta, modificando profondamente lo skyline di New York City. Ebbene si, questa notte il cantiere della Freedom Tower, il progetto per realizzare un grattacielo alto 1776 piedi, ha superato l’Empire State Building, rimasto suo malgrado l’edificio più alto di NYC fino ad oggi, diventando il grattacielo più alto di Manhattan. L’1 World Trade Center, questo il nome ufficiale della torre, con la realizzazione di uno dei pilastri d’acciaio al centesimo piano, ha raggiunto quota 387,4 metri, sei in più dell’Empire. A questo ritmo di crescita, in un paio di mesi, la torre raggiungerà i 416,96 metri, l’altezza delle Twin Towers, distrutte dagli attentati dell’11 settembre 2001, per poi superarle fino ad arrivare alla quota finale di 541,32 metri. L’edificio, che presto diverrà il più alto degli Stati uniti superando anche la Sears Tower di Chicago, aveva già da tempo superato gli altri giganti della città, ossia  la Bank of America Tower e il Chrysler BuildingL’altezza finale di 1776 piedi, pari a 541 metri non è casuale; tale altezza è stata scelta poiché nel 1776 l’America raggiunse l’indipendenza; questo aggiunge un altro significato simbolico ai già tanti che circondano la costruzione di questo edificio in quest’area di Manhattan.

I lavori dovrebbero concludersi nel 2014 e costeranno circa 4 miliardi di dollari 2 in più di quelli inizialmente stanziati.

 

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