Gen 292018
 

A volte le cose apparentemente più stupide, sono quelle che ci creano la maggior parte dei problemi durante la nostra quotidianità. Quanti di noi non hanno sperimentato in città il problema delle buche stradali o dei sampietrini sconnessi o addirittura mancanti. Già a piedi queste sono fastidiose, ma con scooter e biciclette diventano pericolose soprattutto quando a causa della pioggia queste mancanze o sconnessioni non sono visibili.

Inoltre, la manutenzione stradale, costa ai comuni che debbono metterla in pratica tutti i giorni, parecchio denaro e soprattutto gli interventi non sono mai rapidi e definitivi se non al costo di rendere la strada, una volta perfettamente asfaltata, un insieme di toppe con differenti livelli, materiali non sempre idonei e pronte a riaprirsi alla successiva pioggia.

Forse a causa di disavventure capitategli durante la sua vita, il visionario inventore russo Dahir Semenov, competente esperto ingegnere (leggi anche: GLI UFO SBARCANO IN CITTA’), si sarà ritrovato a pensare a come risolvere questo piccolo ma noiosissimo problema per ognuno di noi.

La sua creazione, un enorme camion dotato di una serie di attrezzi specializzati per le riparazioni stradali. Uno speciale martello pneumatico, una serie di frese e seghe particolari, agiscono in pochi secondi sulla buca ritagliandola e sagomando un foro perfettamente regolare con una forma stabilita dall’operatore.

A questo punto una potente pompa aspiratrice, preleva dal terreno tutti i residui, sassi, pezzi di asfalto e quant’altro lasciando la buca sagomata perfettamente pulita.

La terza fase è quella del riempimento della buca. Una toppa di asfalto speciale, che ricalca la buca appena tagliata, viene adagiata dalla macchina all’interno del foro. Una enorme piastra scaldante, quasi un grande ferro da stiro, viene posizionata dalla macchina sulla toppa riscaldandola. In questo modo i due tipi di asfalto si saldano insieme in maniera precisa e definitiva, senza interruzioni, avvallamenti o parti sorgenti.

Il bello di questa operazione è che viene eseguita in pochi secondi, ripulendo perfettamente la zona, e ottenendo un risparmio economico non indifferente oltre a poter eseguire l’intervento in tempi molto brevi.

Gli unici dubbi che sono stati manifestati alla presentazione di questa originale idea, sono quelli legati al contesto, e cioè alla dimensione delle buche, a volte vere e proprie voragini e alla loro profondità. Vedremo se Semenov riuscirà con il tempo ad affrontare anche queste problematiche.

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Gen 282018
 

Si chiama Primer, il piccolissimo robot multifunzione inventato dal Massachusetts Institute of Technology di Boston. E’ un piccolo sistema meccanico dalle caratteristiche assolutamente eccezionali che rivoluzionerà il concetto che abbiamo di Robot.

E’ costituito da un nucleo a forma di cubo avente lato di soli 3 millimetri capace di muoversi grazie ad un campo magnetico esterno. E’ ricoperto da fogli di poliestere quadrati di soli 2 centimetri di lato con pieghe predefinite, che cambiano forma in presenza di calore adattandosi alle necessità del momento. Può assumere fino a 4 forme diverse.

Primer si muove all’interno di questi “mantelli” di materiale plastico attraverso campi magnetici e acquisisce le differenti proprietà. Con il primo crea un esoscheletro che gli permette di muoversi, con un secondo crea un sistema di ali che gli consente di planare dolcemente quasi fosse un aliante, con un terzo può adattarsi alle superfici liquide galleggiando e navigando come fosse una barca e con il quarto rotola su se stesso spostandosi molto più rapidamente. Per liberarsi dell’abito, Primer, si getta in acqua e scendendo in profondità lascia a galla il suo mantello riconquistando la sua forma originaria.

Gli impieghi e i possibili usi pensati dai suoi creatori sono tanti. Questo piccolissimo automa, potrebbe essere utilizzato per consegnare i principi attivi di un farmaco direttamente all’organo interessato avendolo inghiottito come fosse una pillola. Potrebbe anche aiutare il chirurgo in piccoli interventi direttamente dentro il nostro corpo. Oppure, ancora, essere inviato ad osservare luoghi pericolosi non accessibili all’uomo, ad esempio perché contaminati o in momenti immediatamente successivi a eventi calamitosi.

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Gen 272018
 

Quando navighiamo in internet, restiamo interdetti quando vedendo che le pubblicità mostrate in ogni pagina sono sempre rapportate alle nostre precedenti navigazioni, a quello che ha attirato la nostra attenzione sulle rete anche se per un solo istante. E molti di noi, sono sicuro, si sono sentiti come violati, spiati. In realtà si tratta di evolutissimi algoritmi che scandagliano continuamente le nostre abitudini, scoprendo i nostri interessi, le nostre passioni, quello che ci piace guardare. Da questa analisi, propongono poi una serie di opzioni sotto forma di banner, di logo che ricalcano quelli che attraverso l’analisi del nostro comportamento dovrebbero essere le nostre intenzioni. Ma questo è solo l’inizio; sistemi di reti neurali capaci di scandagliare il nostro pensiero, presto saranno in grado di sapere in tempo reale di cosa abbiamo bisogno e di indirizzarci in quella direzione.

Questo tipo di studi, non è recente, perché già nel passato gli scienziati hanno esplorato questi spazi del pensiero, arrivando però solo a definire alcuni aspetti e comunque sempre molto limitati a determinate esperienze. Oggi, questi studi sono riprodotti ad un altro livello da un team di scienziati giapponesi dell’Università di Kyoto i quali sono riusciti a sviluppare una rete neurale capace di decifrare le immagini che il nostro cervello elabora. Mentre nel passato questo tipo di esperimento aveva dato discreti risultati, ma focalizzando l’attenzione o solo su pochissimi oggetti o su volti ben conosciuti, in questo caso, il sistema è in grado di interpretare il pensiero, di leggere le immagini che lo percorrono.

L’esperimento è stato registrato attraverso un sistema di stampa, e i risultati sono stati impressionanti:

Le immagini mostrate sulla prima riga, sono quello che tre soggetti hanno osservato, mentre nelle tre righe sottostanti, quello che la rete neurale ha ricostruito dal pensiero di ciascuno di loro. Tutto ciò è stato possibile attraverso una tecnica chiamata deep image reconstruction, una serie di algoritmi che agiscono su più passaggi, leggendo il colore, la forma, luci e le ombre dell’immagine. Si tratta di una scansione per livelli gerarchici, come già avviene nel nostro cervello. Gli scienziati hanno lavorato con questi tre soggetti-cavia per 10 mesi, proponendo loro di osservare migliaia di immagini diversificate per categorie, forme geometriche, lettere dell’alfabeto o soggetti naturali come persone ed animali.

Gli scienziati hanno analizzato l’attività celebrale dei tre soggetti per lunghissimo tempo, sia mentre guardavano le immagini sia mentre le immaginavano solamente, sottoponendoli contemporaneamente ad una serie di risonanze magnetiche funzionali (fMRI) per registrare l’attività celebrale. A questo punto inserivano questi dati sulla rete neurale la quale iniziava a ricostruire le immagini basandosi sull’interpretazione di questi dati.

 

La cosa interessante, è che il sistema è stato istruito con immagini naturali quali persone e animali, ma poi, quando sono state mostrate lettere o oggetti geometrici, è stato in grado di apprendere e di utilizzare quanto già elaborato per la ricostruzione di questi nuovi oggetti mai visti e con caratteristiche completamente diverse.

Lo stesso esperimento condotto sulle immagini non viste ma solo immaginate è riuscito in parte perché queste apparivano molto più imprecise e indefinite, meno vicine comunque agli originali osservati in precedenza.

E’ evidente che bisogna migliorare il sistema di stampa ed elaborazione delle immagini, perché queste sono riconoscibili, ma evidentemente poco chiare. Questo apre scenari inimmaginabili e forse anche inquietanti, ma tutto dipenderà come sempre dall’uso che si deciderà di fare di questa incredibile tecnologia.

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Gen 212018
 

L’evoluzione dei moderni media dagli smartphone, alle TV 4K, ai droni in grado di riprese in UltraHD, hanno pervaso la nostra quotidianità di immagini e filmati di altissima qualità. Anche i sistemi di streaming e condivisione di immagini e video come YouTube e Instagram hanno iniziato a distribuire i propri contenuti con queste tecnologie. Questa grande innovazione tecnologica si è scontrata con un’altra obsolescenza tecnologica rappresentata dalla incapacità degli attuali sistemi di trasmettere contenuti così pesanti in tempo reale. Grazie anche agli investimenti e alle politiche nazionali, finalmente l’Italia ha avviato un processo di modernizzazione delle reti di trasmissioni dati e la copertura del territorio anche in quelle aree storicamente non raggiunte dai moderni sistemi di connessione.

Dal vecchio doppino telefonico analogico in rame, che ha permesso l’attivazione di reti come l’ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line), il salto verso un nuovo modo di condividere i contenuti online di ultima generazione sta avvenendo con l’installazione delle reti in Fibra Ottica per il fisso e quelle in 4G o 5G per il mobile.

Purtroppo, il passaggio ad una tecnologia completamente nuova richiede enormi investimenti economici, la realizzazione di complesse infrastrutture e il cambiamento totale di tutti gli apparati fino ad ora utilizzati. Un cambiamento non da poco che ovviamente non può avvenire nel giro di pochi mesi, ma richiede diversi anni.

La fibra ottica, altro non è che un filamento di materiale a base di vetro o polimeri plastici realizzati in modo tale da poter condurre al loro interno un fascio luminoso (propagazione guidata).

Le fibre ottiche oggi utilizzate, sono disponibili sotto forma di cavi flessibili, che non risentono dei disturbi elettromagnetici, sono capaci di resistere a condizioni atmosferiche anche estreme e sono poco sensibili alle variazioni di temperatura. Ogni singola fibra è composta da due strati di materiale trasparente, un nucleo centrale chiamato core, e una copertura esterna chiamata mantello o cladding. Il loro spessore è di circa 125 micrometri (le dimensioni di un capello umano).

La fibra funziona come una specie di specchio tubolare; la luce che entra nel core con un certo angolo, si propaga all’interno di questo attraverso una serie di riflessioni. All’esterno della fibra è presente una guaina protettiva, chiamata jacket, il cui scopo è accrescere la resistenza meccanica della fibra agli stress fisici e per evitare il contatto diretto della fibra con l’ambiente esterno.

Gli operatori hanno iniziato ad installare nelle nostre città i cavi con le fibre ottiche, ma qual’è il vantaggio di questa tecnologia rispetto alla vecchia che utilizzava il rame come strumento di trasmissione delle informazioni? Il principale è l’assenza di perdita di potenza trasmettendo segnali a grandi distanze anche se bisogna fare distinzione tra i differenti metodi utilizzati per far giungere alle nostre abitazioni il segnale. Abbiamo, diversi sistemi che presentano differenti caratteristiche:

  • FTTH (Fiber To The Home): è la soluzione migliore, perché porta il cavo in fibra ottica direttamente all’interno della nostra abitazione con gli evidenti vantaggi.
  • FTTB (Fiber To The Building): in questo caso il cavo in fibra non arriva all’interno degli appartamenti, ma soltanto fino all’edificio che ospita anche la nostra abitazione.
  • FTTC (Fiber To The Cabinet): la situazione, attualmente, più diffusa; il cavo in fibra arriva all’interno della “cabina” stradale. Da questo, parte il vecchio doppino in rame con conseguenti riduzioni della velocità e portata dei dati legati a questo cambio di tecnologia.
  • FTTN (Fiber To The Node): questa è la peggiore situazione, perché in questo caso la lunghezza del cavo in rame per raggiungere la nostra abitazione è maggiore con maggiori problemi per la trasmissione del segnale.
PERCHE’ LA FIBRA OTTICA?
Gen 182018
 

Packaging è una parola di derivazione anglosassone che significa letteralmente impacchettare, imballare. Inizialmente, ossia nei secoli precedenti, l’imballaggio di un bene aveva solo la funzione di protezione dello stesso per farlo arrivare a destinazione in perfette condizioni. Lo sviluppo della produzione industriale, dei materiali e dei moderni mezzi di comunicazione ha fatto acquisire nuovi significati al segmento industriale del confezionamento.

Alla fine del XX secolo, il confezionare un prodotto, non è più la semplice di operazione di chiuderlo all’interno di una scatola, ma diventa strumento di comunicazione di massa. L’involucro conquista, con la sua forma, con il materiale con cui è realizzato, con il messaggio che trasmette attraverso colori, immagini e testo, la platea di potenziali acquirenti. Diventa strumento capace di far vendere un prodotto, di veicolarne i gusti e di conseguenza gli acquisti da parte dei consumatori. Uno per tutti, basti pensare alla bottiglia della Coca Cola diventata oramai icona e simbolo di un prodotto.

Riassumendo, quindi, gli aspetti determinanti o fattori primari di un packaging per il successo di un prodotto, sono:

  • leggerezza
  • sicurezza
  • trasportabilità
  • resistenza
  • ingombro ridotto.

A questi si aggiungono, con il cambiamento delle esigenze e delle mode, altri fattori secondari, ma sempre determinanti per il successo di vendita di un prodotto, come ad esempio, colore, materiale, design, marchio.

In base alla normativa, nel nostro paese (D.L. 152/06), un imballaggio viene così definito:

il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.

La stessa normativa prevede che gli imballaggi, in Italia, vengano classificati in tre differenti categorie: primarisecondariterziari.

CLASSIFICAZIONE IMBALLAGGI

Si definiscono imballaggi primari, i rivestimenti che confezionano il prodotto pronto per il consumo. Tale imballaggio deve consentire di conservare nel tempo e trasportare beni alimentari altrimenti deperibili. L’imballaggio primario costituisce l’unità di vendita del prodotto, ad esempio, una lattina di alluminio è l’imballaggio primario per la bibita che contiene al suo interno.

Si definiscono imballaggi secondari, quegli detti anche multipli, perché costituiscono nel punto vendita il raggruppamento di un certo numero di unità destinate alla vendita. Il singolo prodotto può essere rimosso senza alterare le caratteristiche della confezione. Ad esempio una confezione di bottiglie, una campana di DVD, un pacchetto di sigarette.

Si definiscono imballaggi terziari, quegli imballaggi di maggiori dimensioni che hanno la finalità di facilitare il trasporto di numerose unità di vendita o di imballaggi multipli. L’imballaggio terziario, è riservato alla catena di distribuzione e non arriva quasi mai all’utente finale. Normalmente il gruppo di confezioni pallettizzate, sono unite tramite confezionamenti in reggia e plastica.

TIPOLOGIE DI PACKAGING

Nella stragrande maggioranza dei casi, il packaging, costituisce come detto, il veicolo più importante per determinare il successo nelle vendite di un prodotto. Proprio per questo motivo, deve fornire la massima quantità di informazioni all’acquirente così da rassicurarlo e stimolarlo all’acquisto. Il packaging di un prodotto pronto per la vendita può presentarsi in 3 differenti modi all’acquirente, definendo 3 differenti tipologie di acquisto:

Packaging a vista

Si definisce packaging a vista quel contenitore utilizzato per alimenti freschi o per il take away, costituito da una vaschetta e da una pellicola trasparenti che consentono di vedere il prodotto in esse contenuto.

Questo tipo di contenitore è sinonimo di freschezza, perché esibisce il prodotto contenuto al suo interno, mostrandone la genuinità e l’ottima conservazione. Ma proprio per le sue caratteristiche, questo tipo di confezione presenta maggiori rischi a causa della sua fragilità e richiede particolari accorgimenti ed attenzioni nella sua gestione, incrementando conseguentemente i costi.

Packaging a finestra

Si definisce packaging a finestra quel contenitore che presenta un’apertura trasparente attraverso cui poter vedere un campione del prodotto contenuto. Ad esempio è molto utilizzata nelle confezioni che contengono pasta. Lo scopo è quello di giocare sulla percezione visiva in modo da fornire un’informazione in più all’acquirente.

La dimensione della finestra dipende dal prodotto in vendita e dalla sua fragilità. Ad esempio in un pacco di biscotti, la percentuale visibile, data la facilità allo sbriciolamento del prodotto durante la logistica, dovrà necessariamente essere ridotta in modo che questo aspetto, ritenuto positivo, non consenta di vedere il deterioramento del prodotto, trasformandosi in un aspetto negativo che sconsiglierebbe l’acquisto.

Packaging a scatola chiusa

Si definisce packaging a scatola chiusa quel contenitore che usa solo i messaggi contenuti sull’involucro (perché il prodotto non è visibile), quindi forma, pittogrammi, colore, logo e immagini, per veicolare un messaggio che esorti all’acquisto. Il prodotto può essere rappresentato sulla scatola oppure no in base a scelte di marketing e non essendo fisicamente visibile, risulta maggiormente protetto da alterazioni esterne. La comunicazione che avviene attraverso la confezione ha la scopo di rassicurare l’acquirente sulla bontà dell’acquisto del prodotto.

LE 7 CHIAVI DEL PACKAGING

Di fronte alla complessità di questo fenomeno in continua evoluzione, dove molteplici variabili si intrecciano continuamente (sicurezza, salubrità, messaggistica, logistica), sono intervenuti organi internazionali al fine di supportare le aziende che si occupano di questo segmento di mercato nel loro difficile compito.

La European Organization for Packaging and the Environment, ha realizzato nel 2011 un decalogo intitolato “Packaging and Sustainibility“, nel quale ha individuato 7 diversi punti chiave per la realizzazione del corretto packaging.

1 – SCELTA DEL MATERIALE
E’ un processo che implica una profonda analisi del prodotto e delle sue caratteristiche per adattare la confezione alle specifiche caratteristiche di questo. Costo, lavorazione, logistica, smaltimento sono alcuni tra i parametri da tenere in considerazione, ma questo solo in prodotti che non presentano particolari criticità come quelli elettronici. Se consideriamo il settore alimentare, allora, altri aspetti diventano primari, come ad esempio la compatibilità del contenitore con il prodotto da custodire.

I materiali con cui può essere realizzato un contenitore sono diversi e tranne rari casi, il packaging è in vetro, plastica, carta, metallo o legno.

2 – DESIGN
Una confezione indovinata può determinare il successo di un prodotto. Il progettista, deve conciliare aspetti diversi nella fase creativa, quali praticità d’uso, minimo ingombro, massima leggerezza, modularità e nel settore Food & Beverage anche la capacità di aumentare la shelf life, ossia la data fino a quando un prodotto alimentare è ancora idoneo al suo consumo.

3 – PREFERENZA DEI CONSUMATORI

I gusti dei consumatori sono cambiati profondamente negli ultimi anni e continuano a cambiare con molta rapidità. Ad esempio sono cresciuti i redditi delle famiglie, è cambiato lo stile di vita, si sono modificati i nuclei familiari, oggi in molti casi composti da un solo soggetto. Venire incontro a queste esigenze, come ad esempio realizzando confezioni mono-dose per i single, rappresenta un altro elemento fondamentale nel successo di vendita di un prodotto.

4 – TRASPORTO

La sicurezza di un prodotto dipende dalla qualità del suo packaging che lo protegge e conserva in maniera efficace. Ma peso e volume incidono grandemente sulla facilità di trasporto, sulla movimentazione, sul consumo di carburante e conseguentemente sull’inquinamento ambientale.

5 – SMALTIMENTO

Anche la confezione, utilizzato il prodotto che contiene, necessita di essere smaltita; questo si porta dietro evidenti costi di gestione, impatto sull’ambiente, sostenibilità del processo di produzione. Migliorare questi singoli aspetti, significa aumentare i benefici a discapito dei costi nel processo produttivo.

6 – COMUNICAZIONE NELLA FILIERA PRODUTTIVA

Il percorso produttivo coinvolge differenti attori che cercano di massimizzare i profitti e minimizzare i costi. Questo vuol dire fare un’analisi costi-benefici per individuare la soluzione migliore. Non sempre, però, le esigenze degli attori coinvolti coincidono, per cui diventa fondamentale la comunicazione tra i diversi soggetti in modo da poter raggiungere la soluzione ideale per tutti.

7 – INNOVAZIONE

La filiera del packaging opera in una realtà in continua evoluzione e mutamento, per cui risulta fondamentale che le aziende coinvolte investano costantemente nello studio di nuove soluzioni. Queste dovranno massimizzare gli aspetti già indicati nei precedenti punti rendendo le nuove realizzazioni sempre più funzionali e parallelamente, sempre più sostenibili per l’ambiente.

I PRODOTTI DEL PACKAGING

Il TETRAPAK è un contenitore di cartoncino paraffinato di forma tetraedrica usato per il confezionamento, conservazione e trasporto di latte, succhi o altri alimenti liquidi. Il nome deriva dalle parole inglesi Tetra (hedral), tetraedro e Pack, pacco o contenitore.

La LATTINA è un contenitore normalmente di forma cilindrica con chiusura ermetica prodotta per contenere sostanze liquide, ed è realizzata normalmente in metallo come l’alluminio o oramai sempre più in disuso, lamiera di ferro stagnata detta latta. L’alluminio ha soppiantato la latta in virtù della stessa resistenza alla corrosione, minor peso e soprattutto minor costo.

Il PALLET per il carico di confezioni, altro non è che una pedana o pancale, su cui vengono appoggiate e legate confezioni di prodotti in modo da poter essere immagazzinate e movimentate all’interno delle industrie.

Con LATTA si indica un lamierino di ferro sulla cui superficie, per processo elettrolitico, viene applicato uno strato di stagno. Questo consente di ottenere contenitori che hanno la resistenza del ferro e la capacità di non ossidarsi dello stagno. Queste caratteristiche hanno reso la latta un materiale idoneo a contenere e trasportare alimenti liquidi o semi-liquidi.

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Gen 082018
 

Prefazione:

poco tempo fa, sono stato molto cortesemente contattato da una persona appassionata di tecnologia che, tra l’altro, sul suo profilo, si definisce tecnologo. In realtà sono tante le attività svolte e le competenze citate, ma mi piace sottolineare questa perché è quella che ha maggior affinità con il sottoscritto e quella che mi ha spinto a leggere l’ebook in oggetto. Dopo la lettura, io definirei Carlo Mazzucchelli, l’autore, un lucido tecnologo, proprio per la visione appassionata, ma disincantata della tecnologia e delle tecnologie, degli effetti non sempre positivi sulle nostre abitudini di vita. Io mi occupo da anni di tecnologia e leggere queste pagine, mi ha divertito e riportato alla memoria momenti e situazioni forse mai più ripetibili, ma di cui conservo un bellissimo ricordo. L’autore mi ha contattato proprio in virtù di questa mia passione e mi ha anche regalato il libro chiedendomi di leggerlo e di recensirlo sulle nostre pagine per condividerlo con i miei lettori. Mi sono molto divertito a leggere queste riflessioni durante le trascorse vacanze natalizie, soprattutto mi ha divertito guardare il mondo, in cui passo molto tempo delle mie giornate, da un punto di vista alternativo, anzi da 100 differenti punti attraverso i quali, l’autore cerca di rivalutare e riproporre antichi comportamenti, situazioni e modi di fare forse definitivamente tramontati, o mai esistiti per le nuovissime generazioni. Una lettura divertente, sarcastica, forse un po’ troppo forbita in alcuni passaggi, ma sempre scorrevole e piacevole. Lo smartphone è sicuramente tra le tecnologie quella che maggiormente ha cambiato il nostro modo di vivere e di interagire con chi e ciò che ci circonda, e partendo da questo, l’autore, cerca di fornire spunti e soluzioni per esorcizzarlo e sopravvivere alla sua egemonica presenza.

E’ la prima volta che presento e recensisco qui sul sito un libro di un autore non direttamente collegato con me, ma in qualche modo legato alle finalità e ai temi di queste pagine. Spero che questa esperienza possa esser ripetuta anche in futuro e che voi come me troviate piacevole la lettura di questa raccolta di riflessioni.

prof. Davide Betto

Di seguito trovate la descrizione del testo e i links per approfondire la conoscenza dell’autore e della sua attività, oltre a quello per poter acquistare l’ebook dal titolo:

100 strategie analogiche

per resistere al digitale (e allo smartphone)


In uscita nella collana Technovisions di Delos Digital, il nuovo e-book di Carlo Mazzucchelli dal titolo 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone). Il testo è il sedicesimo pubblicato dall’autore di una serie tutta dedicata a una riflessione sulla tecnologia e sui suoi effetti.

Con l’obiettivo di fornire spunti, provocazioni e suggerimenti per una riflessione critica sull’uso che facciamo degli strumenti tecnologici e delle piattaforme digitali, l’autore ha ideato 100 strategie utili a staccare, seppure momentaneamente, la spina del dispositivo tecnologico e per ricaricare sé stessi. Sono spunti di riflessione che nascono dall’osservazione, ironica e autoironica, della realtà di tutti i giorni caratterizzata dalla pervasività dello smartphone in ogni luogo di attività umana, compreso il bagno pubblico o privato, il bar, il treno, il salotto così come la camera da letto.

E’ un testo rivolto a tutti, nativi e immigrati digitali, Baby Boomer e generazione Millennium (Y, z), genitori e figli, giovani e adulti. E’ in forma di manuale, facile da leggere e consultare. Composto da 100 suggerimenti da seguire, propone una strategia da adottare e praticare, una sua breve descrizione accompagnata da una immagine evocativa  che richiama costantemente alla realtà.  Il messaggio di fondo è di provare a disintossicarsi, almeno temporaneamente, dai prodotti tecnologici, sfuggendo alle loro mitologie, ideologie correnti e schiavitù. L’invito è a staccare la spina cercando di sottrarsi la magnetismo del display, al solipsismo dei selfie e alla tirannia dei cinguettii.

Le tecnologie digitali hanno cambiato le vite di nativi e immigrati digitali, accomunati ormai da comportamenti d’uso e abitudini che stanno modificando i loro stili di vita, modi di pensare, di relazionarsi con sé stessi e con gli altri. Lo scenario che si è affermato vede giovani e adulti passare un tempo crescente in collegamento con i loro dispositivi, catturati dalle immagini che vi scorrono e in costante all’erta per catturare in tempo reale un cinguettio, un messaggio, una novità, una fotografia o un cambio di stato. L’autore si rivolge a tutti i nuovi fedeli della religione tecnologica con un’attenzione particolare rivolta ai nativi digitali, sempre più rapiti dall’incantesimo della tecnologia e catturati dalle sue promesse mirabolanti.

I 100 suggerimenti proposti nel libro costituiscono un invito a ribellarsi alla tirannia del click e dello smartphone, a riprendere il contatto con la realtà fattuale, lasciando perdere piattaforme, software e algorimi per connettersi con persone reali e conversare con loro. Un modo per evitare la superficialità della comunicazione veloce e cinguettante, recuperare la capacità di dialogare ed elaborare pensiero complesso, lasciandosi vincere dalle emozioni dello sguardo di un bambino o di un anziano, dalla fascinazione conturbante ed erotica di un corpo femminile o maschile o da un evento temporale che può cambiare la vita, il futuro e il tempo.

A tutti coloro che vivono con sofferenza la tirannia tecnologica, il manuale offre 100 spunti di riflessione e di suggerimenti concreti per ritrovare la propria libertà, riscoprire la bellezza del mondo che li circonda ma anche per trovare più facilmente l’anima gemella o per guidare e attraversare la strada più tranquilli e sicuri.

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