
Siamo passati molto rapidamente dagli antichi SMS, cioè gli Short Message System con i quali potevamo mandare al massimo 60 caratteri al nostro interlocutore, agli MMS ossia Multimedia Message System ed oggi ancora più completi come i sistemi di messaggistica su WhatsApp, Telegram o altri, con i quali possiamo inviare contenuti di ogni tipo, immagini, video, file, suoni, oltre al classico testo.

Ma se riflettiamo fino in fondo manca ancora qualcosa e i nostri sistemi di messaggistica sono incompleti perché incapaci di trasmettere parametri quali quelli olfattivi e di tatto. Un gruppo di ricercatori dell’Imagineering Institute che ha sede a Nusajaya in Malesia, sta lavorando in questa direzione, soprattutto in quella per riuscire a trasmettere gli odori attraverso Internet. E’ ovvio che l’odore non potrà essere canalizzato all’interno di circuiti elettrici o ai cavi di connessione della rete convenzionale, questa trasmissione potrà avvenire attraverso un approccio diverso.

Una serie di 31 volontari si sono sottoposti a un test molto particolare. All’interno delle loro narici sono stati posizionati degli elettrodi che avevano il compito di trasmettere specifici impulsi elettrici a bassa intensità a un gruppo di neuroni situati al loro interno nella parte alta. Questi sono quei recettori capaci di reagire allo stimolo olfattivo inviando l’impulso odoroso direttamente all’area del cervello responsabile della percezione degli odori quindi. In pratica i ricercatori hanno cercato di convertire in impulsi elettrici gli odori percepiti in modo da poter essere inviati digitalmente attraverso la rete per poi essere nuovamente convertiti in odore da apposite strumentazioni elettroniche. Nell’esperimento sono stati utilizzati 10 odori campione, tra cui legna, frutta e menta. L’esperimento ha dato dei risultati parziali perché gli odori non potevano essere preventivamente scelti e controllati alla fonte, ma questo ha aperto la strada a ulteriori sviluppi. Sicuramente l’idea futura dei ricercatori è quella di inserire degli appositi elettrodi sui naselli di speciali occhiali che faranno da recettori degli odori al posto delle apparecchiature da inserire all’interno delle narici, anche perché evidentemente scomode e poco pratiche.

Si tratta sicuramente di una futuristico quanto interessante sviluppo del nostro sistema di trasmissioni, che dal sonoro è passato alle immagini, al video e infine alla trasmissione di dati in diversi formati. Ma, come ci fanno notare gli stessi ricercatori che conducono questi studi, lo sviluppo di una tecnologia del genere richiederà probabilmente alcune decine di anni per essere sviluppato ad un livello da poter avere una diffusione di massa.
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E’ SUCCESSO. L’abbiamo voluto, ci abbiamo creduto e alla fine ci siamo riusciti. La classe della Dante Alighieri del progetto PON “RADIO 2.0” è andata in onda. Ospiti del simpatico Francesco Seminara, docente del corso e anfitrione della trasmissione radiofonica “Sarò Franco“, gli alunni della nostra scuola hanno fatto la loro prima esperienza in radio “on air”. All’inizio impacciati e intimiditi, ma dopo, galvanizzati e disponibili al dialogo, hanno apprezzato e gioito di questa forse unica opportunità. E’ SUCCESSO che anche il sottoscritto, coinvolto dall’istrionico presentatore, si è cimentato per la prima volta in questa particolarissima esperienza. Devo ammetterlo, oggi ho rivalutato tanto questa professione, forse perché da me poco conosciuta, del conduttore radiofonico. Ciò che mi ha maggiormente appassionato è stata la capacità di creare dal nulla e di mantenere nel tempo il filo conduttore di una virtuale conversazione. Qui non hai nessuno davanti pur sapendo che forse migliaia di ascoltatori ti stanno seguendo e che il successo della trasmissione dipende da come riesci ad intessere con loro un dialogo. Ho più volte, durante la diretta, tentato di costruire un parallelo tra la professione docente e quella di conduttore, trovandone, non nei contenuti, ma nelle modalità diversi punti di convergenza. Si tratta, in fondo, di costruirsi un percorso e di scegliere i target cui rivolgersi. Cambiano i contenuti, i temi, gli strumenti, ma il processo in fondo è lo stesso…la “comunicazione“.





























